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Caso Irpiniambiente, stipendi bloccati: tensione tra sindacati e istituzioni

Avellino, 9 giugno 2026. La crisi di Irpiniambiente approda ufficialmente in Prefettura. Si è tenuto oggi pomeriggio, su convocazione urgente, un incontro istituzionale al quale hanno partecipato il capo di gabinetto del prefetto, il presidente della provincia, l’ATO, l’amministratore delegato dell’azienda e l’assessore regionale all’ambiente. Al tavolo erano presenti anche le organizzazioni sindacali: UGL, CGIL, CISL e UIL. Al centro della discussione, il blocco degli stipendi dei lavoratori, conseguenza diretta dei debiti accumulati dai comuni nei confronti della società.

A fotografare la situazione è il segretario provinciale dell’UGL Partecipate Avellino, Nunzio Marotta, che traccia un quadro preciso all’uscita dal tavolo. «La causa della crisi è il blocco dei nostri stipendi, dovuto esclusivamente ai pesanti debiti che i comuni hanno con Irpiniambiente, che tolgono liquidità alle casse aziendali e alle nostre famiglie», afferma Marotta.

La risposta della provincia non si è fatta attendere. Il presidente ha ordinato all’amministratore delegato di avviare immediatamente il recupero forzoso dei crediti nei confronti dei comuni inadempienti, con la possibilità di arrivare fino al pignoramento dei beni.

Sul fronte dell’assetto societario, è stata posta una condizione precisa prima di procedere con l’acquisizione da parte dei comuni, come previsto dalla legge regionale n. 16: il presidente della provincia ha preteso piena trasparenza sui bilanci di Irpiniambiente. «L’operazione partirà solo quando si avrà la certezza assoluta che non vi siano debiti nascosti o retroscena non dichiarati», sottolinea Marotta.

Il tavolo istituzionale resta formalmente aperto e permanente. È già fissato per mercoledì 10 giugno il prossimo incontro, questa volta tra le parti sociali e l’amministratore delegato. «L’obiettivo unico e immediato sarà verificare lo stato economico e capire se l’azienda sarà finalmente in grado di sbloccare il pagamento degli stipendi del mese di maggio entro venerdì di questa settimana», spiega il sindacalista.

I sindacati hanno ribadito con chiarezza le proprie priorità: i fondi recuperati dai comuni morosi devono essere destinati immediatamente al pagamento degli stipendi arretrati, e dovrà essere garantita la continuità occupazionale per tutto il personale, a prescindere dal futuro assetto della società.

Lo stato di agitazione è confermato. «La pazienza è finita», dichiara Marotta. «Se entro venerdì di questa settimana alle parole non seguiranno i fatti, con l’erogazione concreta dello stipendio di maggio, siamo pronti a bloccare immediatamente il servizio sul territorio con forti azioni di mobilitazione».

La prossima settimana sarà dunque decisiva per il futuro della vertenza e per le tasche di centinaia di lavoratori del settore.

Scritto da Redazione

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