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Irpinia, 43 anni dal terremoto. Il ricordo della città di Avellino

Era la domenica del 20 novembre 1980 quando il suolo solofrano, come tutto
quello irpino, sussultò alle 19:34. “Un lampo fu generato dall’incontro di fili di
corrente facendo mancare la luce, ciò aumentò la paura nella gente. Sì, la
gente urlava, piangeva nevrastenicamente, specialmente i giovani che con il
terremoto non avevano mai avuto niente a che fare” come riporta una delle
testimonianze presenti nel volume, edito nel 1990 dal Centro Culturale
‘Orizzonti 2000’, “Il minuto più lungo della vita”. Il libro, lavoro certosino di
Monsignor Michael Ricciardelli, rappresenta tuttora un importante tassello
della storia solofrana, tanto da essere presentato in tivù (RAI) anni dopo.
Solofra, messa in ginocchio dal sisma, una settimana dopo si rialzò grazie
all’apertura dei cancelli degli opifici industriali anche se per la ricostruzione
passarono anni a causa delle varie trafile burocratiche. Pagò il suo tributo di
vittime, infatti perirono piccoli, giovani, ed anziani. Sulle cantonate cittadine
stamane è presente un manifesto dell’amministrazione comunale volto a
ricordare appunto tutte le vittime del sisma di 43 anni fa, ma in alcuni restano
ancora vive le immagini di quella terribile serata come una sorta di replay.

“Oggi è una giornata di tristezza, giornata del ricordo e anche della commozione, oltre che della consapevolezza, ma credo che ognuno debba farlo nel proprio cuore”, ha dichiarato il sindaco di Avellino, Gianluca Festa. “Stamattina abbiamo partecipato alla celebrazione eucaristica, abbiamo anche deposto una corona per il terremoto e in qualche modo è un ricordo che è dentro di noi. Io ho una memoria perfetta di quella sera: ero al sesto piano di Via Piave, ricordo che mio padre mi prese sulle spalle e corremmo giù per le scale. Ricordo i lampadari che oscillavano, ricordo l’incertezza della gente, la paura, i volti insicuri. Non si capiva cosa stesse accadendo, probabilmente si temeva il peggio, ma non si capiva realmente cosa stesse accadendo. Tuttavia, ricordo anche i giorni successivi. Certamente ci sono persone che hanno pagato per colpe non loro, innocenti che sono morti, che hanno perso la vita, famiglie intere che sono scomparse, persone che hanno perso i loro cari. La consapevolezza è quella di un popolo che ce l’ha fatta, che si è rialzato, che ha avuto la voglia, la forza di farlo, e ci è riuscito. C’è anche la consapevolezza che doveva fare ancora tanto. Tra i miei obiettivi, come voi sapete, ho immaginato non solo di cancellare quelle ferite del passato, cosa che stiamo facendo, ma anche di eliminare i prefabbricati pesanti. È una vergogna vedere ancora, dopo 43 anni, persone che abitano in quei prefabbricati che avrebbero dovuto avere una vita migliore. Questa è una pagina buia, bisogna essere consapevoli anche di questo, ma altrettanto consapevoli del fatto che lo stiamo facendo concretamente. C’è stato chi non l’ha fatto, ma lo stiamo facendo. Ancora dobbiamo completare, ma questa è la buona notizia!”, conclude il primo cittadino. 

Scritto da Redazione

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