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Passaro- Avellino, centrodestra verso il tracollo

A poche settimane dalla presentazione delle liste per il Comune di Avellino, l’avvocato Massimo Passaro firma un’analisi politica impietosa sullo stato del centrodestra cittadino. Una diagnosi che suona come un atto d’accusa interno: non mancano le risorse umane, manca la volontà di usarle.

«Non si sono mai realmente aperti tavoli di trattativa seri, né momenti autentici di confronto tra le diverse forze politiche e civiche» — scrive Passaro — ed è mancata soprattutto «la volontà di costruire una sintesi politica vera, capace di valorizzare energie, competenze e rappresentatività».

Il risultato è che ciascun segretario provinciale e ciascun dirigente ha continuato a sostenere «la propria tesi, i propri nomi, le proprie posizioni, spesso riproponendo figure legate a una stagione politica ormai superata».

Per Passaro il nodo centrale è metodologico: «Non si è voluto nemmeno verificare, con un serio sondaggio politico e di opinione, quali fossero le personalità più forti, più competitive, più capaci di rappresentare una coalizione ampia e vincente».

Si sarebbe potuto puntare su «professionisti, personalità impegnate nella vita pubblica e politica del territorio, capaci di unire credibilità, consenso e radicamento». Una strada che, «evidentemente, non è stata percorsa».

Il punto più pungente dell’analisi riguarda la ricerca di candidati esterni all’area: «Si è preferito inseguire nomi provenienti da altre aree politiche, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, quasi che nel centrodestra non esistano classi dirigenti, amministratori, militanti e riferimenti civici».

Persino il coinvolgimento del ministro Piantedosi, osserva Passaro, non sarebbe servito a selezionare i migliori, «bensì a far emergere nomi ritenuti più comodi per determinati equilibri».

Lo scenario che si prospetta, secondo l’avvocato, è duplice e ugualmente negativo: «Un nome debole, insufficiente persino per arrivare al ballottaggio, oppure un nome formalmente civico ma sostanzialmente proveniente dall’area del centrosinistra».

Nel frattempo, «continueranno a essere mortificate le classi dirigenti del centrodestra, sia quelle interne ai partiti sia quelle civiche».

La conclusione è lapidaria: «Il rischio, ormai concreto, è che il centrodestra ad Avellino non stia perdendo perché più debole degli altri, ma perché incapace di credere in sé stesso».

Scritto da Redazione

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