Avellino, 19 giugno 2026 – Nello Pizza è sindaco. Ufficialmente. Da questo pomeriggio, con l’insediamento del nuovo consiglio comunale e la proclamazione dei 32 consiglieri eletti, il capoluogo irpino ha un’amministrazione in carica. Venti seggi alla maggioranza, dodici all’opposizione, e una città che esce da un anno di commissariamento con la fretta di chi ha aspettato abbastanza.
Il primo cittadino ha scelto le parole con cura, forse consapevole che le prime parole pesano. “Dobbiamo lavorare tanto, parlare poco e cercare di essere quanto più fedeli a quello per cui ci siamo impegnati durante la campagna elettorale, ridando dignità e decoro a questa città”, ha detto. Un appello secco, quasi austero, che ha fatto da cornice anche all’invito rivolto ai banchi di minoranza: “Mi aspetto un contributo dall’opposizione. L’aula consiliare è il luogo nel quale bisogna costruire il confronto. Devono esserci proposte e idee, mai conflitti e contrapposizioni sterili”.
Sulla giunta — che verrà presentata domani mattina, sabato 20 giugno, alle 10:30 alla Chiesa del Carmine — Pizza ha rivendicato una scelta precisa: premiare chi ha costruito il consenso sul campo. “Avevamo detto che avremmo premiato il voto degli elettori. I consiglieri hanno costruito il consenso insieme a me ed era giusto restituire loro questo risultato. Abbiamo rispettato le quote di genere e le diverse sensibilità, operando in maniera trasparente e parlando con tutti”. La prima delibera dell’esecutivo, ha anticipato, sarà un atto con un valore programmatico esplicito, capace di dare l’idea di cosa sarà il tratto distintivo di questa amministrazione. Ha chiuso con una citazione di Nelson Mandela: “Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto”.
Dall’altro lato dell’aula, Gianluca Festa non ha atteso molto per fissare il perimetro della sua opposizione. Propositiva, ha detto. Ma non certo silenziosa. “Noi ci siamo candidati per governare la città. Non possiamo farlo dalla maggioranza e lo faremo dai banchi della minoranza”. Sulla giunta, il giudizio è stato netto: “Questa giunta nasce con tanti delusi e molti malcontenti. Ho visto pochi sorrisi durante l’insediamento”. Poi l’affondo sulle deleghe: “Molte non sono state affidate per competenza ma per impegni elettorali pregressi. Credo che rispetto a queste tematiche ci saranno grandi difficoltà amministrative”. E ha lasciato intendere che cambiamenti nell’esecutivo potrebbero arrivare prima del previsto.
Toni diversi da Laura Nargi, che all’appello al dialogo di Pizza ha risposto senza strappi. “Lo raccogliamo con piacere e con dovere. Saremo lì a lavorare per la città insieme all’amministrazione, ma allo stesso tempo saremo attenti e vigili affinché tutto avvenga con trasparenza”. L’ex sindaca ha detto anche altro, qualcosa che suona quasi come un sospiro di sollievo collettivo: “Spero che metteremo questo caos alle spalle e andremo a lavorare tutti insieme per la città. Dopo un anno di commissariamento abbiamo bisogno di serenità”.
I passaggi formali che restano sono già calendarizzati. Il 2 luglio il consiglio sarà convocato per eleggere il proprio presidente: il nome in pole è quello di Nicola Giordano, secondo più votato in assoluto dopo Ettore Iacovacci. Con i venti consiglieri di maggioranza più il voto del sindaco si arriva a ventuno: ne basta uno dall’opposizione. Se dal fronte Festa la linea annunciata è quella del muro contro muro, dal versante Nargi i segnali sono stati meno bellicosi. Le surroghe dei consiglieri destinati a entrare in giunta — tra cui Iacovacci, Ambrosone, Cipriano, Giacobbe e Trezza — saranno perfezionate nella prossima seduta, anche in attesa dell’esito dei riconteggi successivi allo spoglio del 25 maggio.

